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Piazza Canonica, 7
21100 Varese
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La prima costruzione, probabilmente, è del VII secolo, periodo durante il quale Varese fu legata alla diocesi di Como. Nel periodo delle lotte contro Milano, e quando la città lariana aderì allo Scisma dei Tre Capitoli, Varese passò sotto la giurisdizione di Milano. Dal IX secolo fu capo di pieve, cioè fu chiesa “matrice”, con Battistero e Chiesa parrocchiale, dalla quale dipendevano tutte le altre.
“San Vittore” fu sostenuta dal Vescovo di Milano nella “lotta” contro la chiesa di Santa Maria del Monte, in quel periodo scismatica.
L’attuale edificio è del XVI- XVII secolo, quando fu ricostruita per le nuove necessità del borgo: fu eretto il presbiterio nel 1542, fu ricostruito il corpo della chiesa su progetto di Pellegrino Pellegrini (1580). La facciata, ridisegnata da Pollak, ha un prospetto neoclassico, schiacciato nelle proporzioni, con colonne che sorreggono un arco a tutto sesto, dove due angeli (di Ludovico Pogliaghi) sovrastano il portale.
Elegante è il tiburio in sezione ottagonale, sormontato da un lanternino, realizzato da Giuseppe Bernasconi, considerato il più grande architetto varesino, che seguì tutti i lavori di ampliamento della basilica. Su ogni lato si apre un finestrone, sopra il quale compare una lunetta ad arco. Sul tetto, sotto una cupola, si innalza la lanterna in pietra.
All’interno della chiesa troviamo tre navate a volte, un transetto illuminato dalle numerose finestre presenti sul tiburio e un presbiterio chiuso da un’abside poligonale. Sono presenti pregevoli opere d’arte: nella prima cappella, a destra, si trova “La messa di San Gregorio Magno”, tela di Giovan Battista Crespi (detto ”il Cerano”). In quella successiva vi è il simulacro in legno policromo della Madonna Addolorata, del XVI secolo, che probabilmente faceva parte del gruppo delle statue processionali usate nel periodo Pasquale.
Nel transetto sinistro è situata la Cappella del Rosario, che conserva il paliotto ligneo del 1702, realizzato da Bernardino Castelli. La cappella contiene preziosi affreschi di P.F. Mazzucchelli (detto “il Morazzone”).
L’altare maggiore è posto nel presbiterio ed è stato realizzato dai fratelli Buzzi di Viggiù in marmi policromi. L’attuale altare post-conciliare è in marmo bianco di Candoglia ed è un’opera di Bodini, artista di Gemonio recentemente scomparso.
Le pareti del coro sono decorate da affreschi del pittore varesino Salvatore Bianchi, con scene del martirio di San Vittore. Nella cappella della Maddalena spicca la tela del Morazzone: la “Maddalena portata in cielo dagli angeli” e, nella predella, il “Cristo ortolano”, che riprende l’episodio evangelico di Gesù risorto, scambiato per un ortolano.
Uscendo dalla Basilica, staccata dalla stessa, troviamo l’imponente Torre Campanaria, progettata da Giuseppe Bernasconi, costruita tra il 1585 e il 1774.
Le campane sono state più volte smontate e rimontate, per rifonderle e crearne altre di maggior peso e numero.
Dietro la Basilica si trova il Battistero di San Giovanni Battista.